Gli scavi di Oplonti

Tra splendidi affreschi e resti perfettamente recuperati di architettura romana, la Villa di Poppea è il gioiello degli scavi di Oplonti.

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Un antico colonnato ritaglia una gradevole corte interna

Nel pieno centro di Torre Annunziata, in seguito ad alcuni scavi archeologici iniziati nel ‘700 e ripresi in seguito nel 1968, sono venuti alla luce i resti di un’antica Villa attribuita alla famosa Poppea Sabina. Meno noti degli scavi di Pompei, gli scavi di Oplonti e la Villa di Poppea meritano di essere visitati per i numerosi affreschi ancora inalterati e per la molteplicità di stanze di cui era composta l’antica residenza romana.

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Animali immortalati all’interno degli scavi di Oplonti

Chi era Poppea?

Aristocratica e ambiziosa figlia di un pretore di nome Tullio Ollio, Poppea è descritta da Tacito come una delle donne più in vista del suo tempo. Oltre ad essere conosciuta per essere stata l’amante del perfido Nerone, Poppea fu sposata con Rufrio Crispino, capo della guardia pretoriana sotto Claudio e con Otone, matrimonio di pura convenienza. Il suo progetto di diventare la moglie di Nerone andò a buon fine e presto ebbe da lui anche una figlia che scomparve prematuramente a soli quattro mesi.

Difficile dire come morì la moglie di Nerone, secondo alcuni si tolse la vita, altri come Tacito affermano che morì in seguito ad un calcio inflittogli dallo stesso Nerone quando aspettava il suo secondo figlio, mentre per Svetonio Poppea morì per aver osato rimproverare Nerone di un suo ritardo a casa.

Le vaste sale della Villa di Pompei, negli Scavi di Oplonti, sono ricche di affreschi.

Le vaste sale della Villa di Pompei, negli Scavi di Oplonti, sono ricche di affreschi.

La Villa di Poppea

La villa romana, inizialmente chiamata “Villa A” e successivamente denominata Villa di Poppea, è una villa d’otium del I sec. a. C., distrutta nel 79 d.C. dall’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano. La Villa di Poppea doveva essere un ambiente lussuoso con terrazze, sale residenziali, terme, saloni e una piscina circondata da statue. Tutti gli ambienti della Villa di Poppea sono caratterizzati da una miriade di affreschi, molti dei quali si sono mantenuti sorprendentemente intatti.

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Affreschi negli scavi di Oplonti. Non tutti i simboli presenti su queste abitazioni patrizie sono stati svelati

La pianta della Villa di Poppea è suddivisa in quattro parti: una zona nord, sud, est e ovest.

A nord è stato scoperto un giardino con varie sculture marmoree, dove è stato possibile riprodurre i calchi delle radici di alcuni alberi di ulivi.

Nella zona sud doveva esserci un altro giardino con colonnati sui tre lati, oggi abbellito con alcune piante di alloro, molto probabilmente presenti anche al momento dell’eruzione.

Nella zona est doveva esserci due sale: una senza dipinti ma solo con la zoccolatura di marmo e un pavimento incompleto, l’altra sala, invece, aveva decorazioni in quarto stile. Segue un’altra stanza priva di affreschi destinata agli ospiti, un piccolo viridario con decorazioni raffiguranti piante e uccelli e due saloni. L’attrazione più interessante della zona est è senza dubbio la piscina, lunga 17 metri e larga 61, pavimentata in cocciopesto e abbellita da statue marmoree.

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Lunghi corridoi uniscono le antiche sale emerse negli scavi di Oplonti

Un atrio con compluvium destinato alla raccolta di acqua piovana, è presente nella zona Ovest. Segue una cucina in cui si è mantenuto inalterato il piano cottura su cui poggiano i treppiedi sotto i quali si bruciava la legna. Sotto di esso, ci sono delle nicchie ad arco per depositare la legna. Il triclinium o stanza da pranzoha un pavimento a mosaico con figure romboidali mentre la restante parte della stanza è caratterizzata da affreschi raffiguranti natura morta.

Ci sono due saloni: uno con una sola parete affrescata raffigurante il santuario di Apollo, l’altro con affreschi di natura morta, in particolare un cesto di frutta e una coppa di melograni. La Villa era dotata di comfort come il calidarium, quartiere termale, decorato con l’affresco del mito di Ercole.

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Un antico affresco nelle sale degli scavi di Oplonti

Tutti gli ambienti sono comunicanti tra loro tramite una serie di corridoi affrescati, tra le varie figure, predominano quelle di animali come uccelli, cervi e ghepardi.

Un libro per saperne di più…

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Foto di Manuela Cosentini

Manuela Cosentini

Nasce a Novara, si trasferisce in tenera età a Baronissi. E’ laureata in lettere classiche ed è una docente di latino e italiano. Tra i suoi hobby la lettura, la fotografia e il trekking.

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