Perdifumo-Vatolla: sulle orme di Giambattista Vico

Perdifumo e la frazione di Vatolla: tra storia e natura, sulle orme di Giambattista Vico

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Perfifumo, Vatolla e Giambattista Vico

Dove si trova Perdifumo

Situato a pochi km dal più noto borgo di Castellabate, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Perdifumo è un borgo dalla storia secolare. Ecco la mappa con le indicazioni su come arrivare in questo piccolo comune della provincia di salerno

La storia di Perdifumo

L’area su cui sorge oggi il Comune di Perdifumo è, infatti, stata frequentata sin dall’antichità, come dimostrano i ritrovamenti di un’installazione fortificata in blocchi dalla tecnica isodomica greca del IV sec. a.C. e di un piccolo centro rurale di età ellenistica nei pressi del Rio dell’Arena, oltre a frammenti di sarcofago di età romana imperiale.

Le prime notizie vere e proprie sul centro abitato di Perdifumo risalgono però al 1083, anno a cui si fa risalire il trasferimento della popolazione locale del villaggio di Sant’Arcangelo in un’area più adatta all’agricoltura. Proprio da questa nuova localizzazione, nei pressi di un torrente, sembra discendere anche l’etimologia del nome Perdifumo, derivato dal medievale “pes-de-flumine”, in dialetto “per(e)-de-fiume”, cioè a piedi del fiume.

Distrutta e ricostruita in seguito agli avvenimenti della guerra del Vespro (1282 – 1302), Perdifumo rimase sotto il possesso della Badia di Cava fino al 1412, quando tutti i suoi feudi cilentani per volontà del papa Gregorio XII passarono in mano al re Ladislao di Durazzo, per poi essere concessa dada Alfonso d’Aragona ai Sanseverino in assoluto dominio, conservandovi la Badia la sola giurisdizione spirituale.

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Nel 1500, trovandosi i Sanseverino privati di tutti i loro feudi a seguito della Congiura dei Baroni (1485-87), il re Federico d’Aragona concesse Perdifumo in feudo al cavaliere Giacomo Guindacio, nobile napoletano, che ne conservò poi il dominio come suffeudatario dei Sanseverino quando questi recuperarono nuovamente i loro feudi nel 1507. Di ciò sono testimonianza, sulla monumentale fontana del paese (costruita nel 1500), le due epigrafi che ricordano i due tempi dell’acquisto del dominio di Perdifumo da parte del Guindacio.

Di qui in poi il piccolo borgo si è visto passare di mano in mano tra numerose famiglie nobiliari, fino al passaggio ai Principi di Roccadaspide, che lo mantennero fino all’abolizione della feudalità nel 1806 da parte dei francesi.

Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Castellabate, appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie e dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia, ha fatto parte del mandamento di Castellabate, appartenente al Circondario di Vallo della Lucania.

La ricca architettura civile e religiosa di Perdifumo

Il centro abitato di Perdifumo conserva quasi intatte le caratteristiche tipiche dei borghi medievali, con le sue stradine e i numerosi palazzi in pietra ottimamente conservati.

Diversi sono, infatti, gli edifici gentilizi di rilievo, nei quali spiccano eleganti portali di pietra scalpellata, torrini e colombaie. Tra questi il Palazzo Giardulli, del XVIII sec., che conserva al suo interno un frantoio ottocentesco, Palazzo Guglielmini, Palazzo Amoresano e il Palazzo Baronale Gagliardi.

A questi si affiancano, poi, ad arricchire il patrimonio dell’antico borgo, le numerose strutture religiose dalla storia secolare, come la Chiesa Collegiata Parrocchiale di San Sisto II Papa e Martire, del XVI sec., la Cappella della Confraternita del Santo Rosario, del XVI sec., il Convento di Santa Maria degli Angeli, del 1635, o ancora la Chiesa di San Nazario Martire, del XIV sec., sita nella località Camella.

La fontana pubblica di Perdifumo

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Particolarmente importante, infine, nel patrimonio storico di Perdifumo è la fontana pubblica con i lavatoi, risalente al 1500 e fatta costruire dal nobile napoletano Giacomo Guindacio, che è stata oggetto negli ultimi anni di un importante lavoro di recupero e riqualificazione.

Qui, ancora oggi è possibile osservare le due epigrafi che ricordano i due tempi dell’acquisto del dominio di Perdifumo da parte del Guindacio, e che recitano:

IACOBI GUINDATII NOBILIS NEA POLITANI MILITIS STRENUI SUB FEDERICO SICILIAE REGE BENEFICIO ET IMPENSA 1500 DOMINUS PERDIFUMI.

Traduzione: Per benevolenza e spesa di Giacomo Guindacio nobile napoletano, valoroso cavaliere sotto Federico re di Sicilia, Signore di Perdifumo – 1500.

VIATOR TAMETSI PROPERAS HIC FONS TE BLANDUS INVITAT UT SALU TATO LOCI GENIO SITIM LEVES AUT LABRAS SALTEM PROLUAS AUT SUDOREM LAVES – LAETIOR ENIM ITER CONFICIES DUMMODO NESCIUS NON SIS A IACOBO GUINDACIO NOBILI NEAPOLITANO QUI IN MILITIA STRENUE OR[DI]NES DUXIT QUIQ. ILLUSTRISS. ROBERTI IUNIORIS SANSEVERINII PRINCIPI SALERNITANI VIRTUTIS AVITAE PATERNAEQ. AEMULA TORIS MUNIFICENTIA PERDIFUMI DOMINIO INSIGNITUS FUIT HOC TIBI COMMODUM PRAESTARI VALE MDVII.

Traduzione: Viandante, pur se vai di fretta, questa fonte dolce t’invita a che, salutato il Genio del luogo, tu tolga la sete o almeno bagni le labbra o lavi il sudore; sarà cosí più lieto il cammino, purché tu sappia che Giacomo Guindacio nobile napoletano, che in guerra guidò valorosamente cinque squadroni de l’illustrissimo Roberto Junior Sanseverino, principe di Salerno, emulo della virtù degli avi e della paterna munificenza, elevato alla signoria di Perdifumo, ti forní questa comodità. Salve -1507

Vatolla, una piccola frazione dalla storia secolare

Poco distante dal Comune capoluogo di Perdifumo, sorge invece la caratteristica frazione di Vatolla, antico centro abitato oggi noto soprattutto per aver ospitato l’intellettuale e filosofo Giambattista Vico.

Il nome di Vatolla, anche nella variante di “Batolla”, deriva da batus, rovo, pruno, a indicare quindi un “luogo di rovi”, ed è all’anno 994 che risale la prima notizia sul piccolo borgo, in un “diploma” con il quale i principi di Salerno donavano ad Andrea, abate del cenobio italo-greco di S. Magno case, celle, codici, animali, ecc. costituenti i beni del predetto monastero. Nel documento, Vatolla viene definita “castelluccio”, ossia un piccolo insediamento fortificato, con funzione di controllo sulla “via di Lauriana”.

Storia di Vatolla

Così come accaduto per Perdifumo, anche Vatolla nel corso dei secoli è stata oggetto di numerosi trasferimenti, dalla Badia di Cava ai Sanseverino, passando per il re Ladislao di Durazzo, fino alla famiglia dei baroni di Prignano, ai Griso, ai Del Pezzo e alla famiglia dei duchi Vargas-Machucha, che ottennero il titolo di Marchesi di Vatolla nel 1788, conservandolo fino all’abolizione della feudalità nel 1806.

Giambattista Vico e il Castello Vargas di Vatolla

Proprio a questi ultimi è legato il nome del più importante palazzo del borgo, il Castello Vargas-Machucha, del XVI sec., con un ampio cortile in basolato in cui è ancora collocato un mascherone seicentesco adibito a fontana. Proprio qui soggiornò, dal 1689 al 1695, il filosofo, storico e giurista napoletano Giambattista Vico, che a Vatolla approfondì i suoi studi sui testi della biblioteca del vicino convento della Pietà svolgendo, nel contempo, attività di precettore dei figli del marchese Domenico Rocca.

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foto di Perdifumo di Nicola – Instagram

Vico poté qui studiare Platone e il platonismo italiano, appassionandosi al problema della grazia in Sant’Agostino, approfondì gli studi aristotelici e scotisti, scoprì Tacito, affrontò alcuni studi di geometria e pubblicò, nel 1693, la canzone Affetti di un disperato, di ispirazione lucreziana.

Proprio in onore all’illustre ospite, oggi Castello Vargas ospita la Fondazione Giambattista Vico Istituto di Alta Cultura, con la sua biblioteca di circa 20.000 volumi, che ne fanno la più grande a sud di Salerno.

Di particolare interesse, infine, nel centro storico di Vatolla, è anche la chiesa di Santa Maria della Pietà, risalente al 1619.

Cosa vedere nei dintorni

Scrigno contenente numerosi tesori paesaggistici e architettonici, il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è una delle aree più interessanti del Sud Italia.

A soli pochi km da Perdifumo e Vatolla, è possibile ammirare piccoli borghi medievali come Castellabate, fare lunghe passeggiate nella natura e tuffarsi nelle acque cristalline di Agropoli e Santa Maria di Castellabate per poi prolungarsi verso gli splendidi scenari di Punta Licosa e Acciaroli, senza dimenticare, infine, i preziosi reperti dell’area archeologica di Paestum.

Guida sui borghi del Cilento

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Mario Esposito

Studente e lavoratore in ambito economico, è un inguaribile nostalgico di qualsiasi epoca che non sia la sua. Da quando ha scoperto il turismo sotto casa, lo si vede spesso aggirarsi per centri storici e parchi, lontano dal caos e dalla monotonia quotidiana. Con un libro, una birra e della buona musica è possibile addomesticarlo.

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