Museo Archeologico Provinciale – Salerno

Una passeggiata nel centro storico di Salerno, per visitare uno scrigno di tesori e di storia. Oggi vi accompagniamo in questa visita al Museo Archeologico Provinciale di Salerno e alla vicina Chiesa di San Benedetto.

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Museo Archeologico Provinciale Salerno


Dove si trova il Museo Archeologico di Salerno

Il Museo Archeologico Provinciale di Salerno è una delle attrazioni da visitare nel capoluogo campano. Sorge nell’omonimo rione di Salerno (appunto di San Benedetto), nel cuore del centro storico ed è facilmente raggiungibile sia in auto che a piedi.

La storia del Complesso

La storia del complesso  affonda le sue radici nella seconda metà del IX secolo d.C., quando le due strutture nacquero come una sola cosa, dedicata appunto al culto benedettino. Il complesso si trovava davanti a una delle porte di ingresso del centro storico di Salerno.

Quello che oggi è il Museo Archeologico Provinciale di Salerno, insieme alla Chiesa di San Benedetto, infatti, costituivano un grande blocco monumentale, che rivestì un importanza rilevante nella storia del Medioevo del Sud Italia e non solo.

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Museo Archeologico di Salerno – foto nonsolocultura.it

Nel 930 infatti, assume il rango di abbazia, divenendo una delle più potenti del Meridione. Personaggio di grande spessore che fu in questo edifico formato nel 1057, fu l’arcivescovo- intellettuale Alfano di Salerno, scrittore, poeta, medico, storico, latinista ed architetto. Sostituirà Alfano, nel 1086 l’abate ed amico Desiderio, che poi divenne papa come Vittore III.

Nel XIV secolo poi, parte del complesso venne adibito ad ospitare il Palazzo di Margherita di Durazzo, Regina di Napoli e mamma di Ladislao I d’Angiò, il sovrano che per primo nella storia, tentò l’unificazione d’Italia (che non gli riuscì per poco a causa di una febbre improvvisa).

In seguito passò all’ordine degli olivetani (1500 circa), per poi essere abbandonato dopo l’instaurazione della repubblica partenopea napoleonica. Solo in tempi relativamente recenti, il complesso, nel frattempo “diviso in due” per permettere il passaggio della strada asfaltata, è stato recuperato attraverso complessi lavori di restauro e messa in sicurezza.

Il Museo Archeologico di Salerno

L’area dell’attuale Museo Provinciale, presenta una struttura articolata, caratterizzata da archi e volte di stile romanico-longobardo (così come la Chiesa di San Benedetto, di cui era parte), che si interfacciano con le ristrutturazioni più moderne di alcune parti del palazzo. All’interno sono conservati reperti archeologici provenienti da tutta la provincia di Salerno e databili in alcuni casi anche in epoca preistorica oltre che nel periodo tardoantico in generale. Gli spazi visitabili sono caratterizzati da un giardino esterno e due piani all’interno.

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Museo Provinciale di Salerno – foto provincia.salerno.it

Il Museo Archeologico Provinciale costituisce una delle tappe di eccellenza del percorso museale del centro storico di Salerno, assieme alla Pinacoteca Provinciale, il Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana, il Museo Papi, Il Giardino della Minerva, il Tempio di Pomona e il Museo Diocesano di Salerno.

Il giardino esterno è caratterizzato da alcune colonne ed iscrizioni lapidee di età romana, rinvenute nel centro storico di Salerno. Interessante è una statua senza testa, sempre di epoca romana (probabilmente una Venere del II secolo d.C.), posta nei pressi dell’ingresso alla struttura museale. Altre statue di minori dimensioni, oltre ad iscrizioni lapidee (tutte databili al IV secolo a.C.), completano l’ambiente esterno, che si presenta dunque come un interessante biglietto da visita per il visitatore.

Il Primo Piano invece, è caratterizzato dall’esposizione di numerosi reperti databili al paleolitico e all’età del bronzo, provenienti da Eboli e Palinuro. Oltre a questi, è possibile apprezzare diversi monili, ceramiche e corredi di epoca lucana provenienti da tutta l’area sud della provincia, in particolare la tomba del IX secolo proveniente da Sala Consilina. Importanti anche i corredi funebri di epoca etrusca provenienti dalla zona di Pontecagnano Faiano.

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Museo Archeologi Salerno – foto vocedistrada.it

Al secondo piano infine, vi è il pezzo forte del Museo Archeologico della provincia di Salerno: la testa bronzea di Apollo, databile tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C., trovata casualmente negli anni trenta da alcuni pescatori nella loro rete. Il reperto è particolarmente interessante, tanto da essere stata esposta in diversi musei di tutto il mondo, come Firenze, Los Angeles e Washington. Si tratta di una scultura in bronzo, tipologia molto rara e pregiata, oltre al fatto di rappresentare uno degli esempi migliori al mondo di scultura ellenistica, tra l’altro in un’area della Campania dove non sorsero colonie magnogreche. Nel piano, sono inoltre presenti interessanti reperti provenienti dall’area archeologica etrusco sannita di Fratte.

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Foto del Museo Archeologico di Salerno – foto julienews.it

La Chiesa di San Benedetto di Salerno

La struttura presenta un aspetto tipicamente medievale-romanico, che si rende particolarmente evidente nell’interno, in cui si possono apprezzare le arcate e le colonne di epoca longobarda. All’esterno, l’ingresso è caratterizzato, come la maggior parte delle chiese dell’ordine benedettino, da tre archi, simbolo della trinità. Il chiostro del complesso conventuale oggi ricade nell’adiacente Museo Provinciale.

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Facciata della Chiesa di San Benedetto – Salerno

Curiosità e Leggende: lo stregone di Salerno

La Chiesa di San Benedetto fu teatro di una storia leggendaria riguardante il misterioso stregone ed alchimista Pietro Barliario (vissuto nel X secolo d.C.). Sempre secondo i racconti dell’epoca, il misterioso alchimista avrebbe costruito quelli che ancora oggi sono noti ai salernitani come gli “Archi del Diavolo (l’attuale acquedotto medievale presente in Via Arce)” con l’aiuto dei demoni (da qui il nome) in una sola notte

Successivamente, tuttavia, pare che Barliario, a seguito della misteriosa morte dei suoi nipotini, da lui attribuita ad un intervento diabolico, si sia recato proprio in questa Chiesa a chiedere perdono a Dio delle sue malefatte e del suo terribile passato. Lo stregone rimase in assoluto digiuno e silenzio, inginocchiato davanti al crocifisso, per tre giorni e tre notti, al termine delle quali il volto del Cristo si mosse, in segno di perdono.

Pietro Barliario così cambiò vita e si dedicò alla vita monastica in qualità di frate benedettino. Si dice che morì all’età di quasi 95 anni, un vero record considerando l’epoca. Sospesa tra leggenda e realtà, la leggenda viene citata anche da alcune fonti storiche, che danno più o meno degli indizi sulla vita di Barliario e sulla sua sepoltura. Tuttavia, ad oggi, nessuno ha mai ritrovato il luogo dove riposano i resti del misterioso monaco-stregone.

La storia leggendaria di Barliario ben presto si diffuse in tutta Salerno, e rapidamente si estese anche ai territori circostanti grazie ai racconti di mercanti e viaggiatori. Al crocifisso ligneo (oggi conservato nel non distante Museo Diocesano) della Chiesa di San Benedetto vennero presto attribuiti poteri miracolosi e salvifici. Presto Salerno e la Chiesa di San Benedetto vennero “invase” da fedeli provenienti da ogni angolo, anche dalle terre più lontane. Il fiuto dei mercanti, valutando proficuamente questa situazione, fece sì che, accanto al pellegrinaggio al crocifisso miracoloso, si organizzasse anche una fiera, e che tale evento si ripetesse ogni anno. Da quel lontano giorno, in un non meglio precisato periodo del X secolo, tale fiera viene puntualmente riproposta a Salerno nel periodo Pasquale: la famosa Fiera del Crocifisso.

Cosa vedere nei dintorni

In questo angolo del centro storico di Salerno ci sono tantissime attrazioni da visitare. Abbiamo a pochissimi passi Castel Terracena, la splendida Cattedrale, il Museo Diocesano e la Chiesa Convento di San Michele Arcangelo.

La Guida di Salerno

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Eugenio Mucio

Pigro, casalingo, sociofobico, ma per fortuna prova un grande amore per la sua terra di origine, tanto da mantenere vivi sia i suoi contenuti che (finora) se stesso.

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