Monte Antelao – il re delle Dolomiti Venete

Il Monte Antelao, definito il re delle Dolomiti Venete, è uno dei più imponenti massicci dolomitici di tutta la catena alpina orientale con i suoi 3.264 metri s.l.m.

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Il Monte Antelao visto dal sentiero che porta verso la Cascata di Borca di Cadore

Da vicino o da lontano, non importa la distanza da cui lo si guarda, il Monte Antelao sembra una divinità tra i vari massicci delle Dolomiti Venete. Domina con il suo sguardo imponente e solenne tutte le località del Cadore e la sua collera non ha mai perdonato. Le numerose frane hanno provocato la totale distruzione di diverse borgate e l’estinzione di diverse famiglie cadorine.

La nascita del Monte Antelao e delle Dolomiti Venete

Così come tutte le Dolomiti Venete, il Monte Antelao nasce come un’arcipelago di isole nel mare della Pangea di milioni di anni fa. A guardarlo oggi, mentre disegna paesaggi dolomitici mozzafiato con ghiacciai perenni e vette per secoli irraggiungibili, sembrerebbe impossibile, ma una volta tutto il complesso delle Dolomiti Venete era un arcipelago dalla caratteristica forma arrotondata.

Attraverso il lavoro di subsidenza degli antichi continenti le rocce emersero e le acque si ritirarono. Solo il lentissimo lavoro di levigazione di acqua e vento hanno, in milioni di anni, plasmato la forma del Monte Antelao, chiamato oggi il re delle Dolomiti Venete.

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Suggestivi paesaggi dolomitici da San Vito di Cadore

La frana del Monte Antelao del 1814

Mentre tra le località del Cadore erano da poco terminate le guerre napoleoniche, siamo all’inizio del XIX secolo, una funesta tragedia scosse gli animi degli abitanti di Borca di Cadore, il borgo nato proprio a ridosso del Monte Antelao.

Una gigantesca frana devastò il territorio il 21 aprile 1814: fu la più terribile mai registrata  e descritta con particolare dovizia dai pochi che ebbero la fortuna di salvarsi. Fu una tragedia immane che provocò 314 morti e solo 62 persone si salvarono. Lo spostamento d’aria causato dal roa del Monte Antelao, cioè dalla frana in lingua ladina, fu così forte da far letteralmente scoppiare i tetti ed i taulàs in legno, i fienili, annessi alle abitazioni. Diversi paesi piccoli centri abitati vennero spazzati via dalla carta geografica, come i paesi di Taulèn e Marceàna.

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La vista sulle vette dalla Lunga Via delle Dolomiti

Visitare oggi il Monte Antelao

La frana di questo colosso roccioso del 1814 non fu né la prima né l’ultima, anche se certamente la più disastrosa. Il lento lavoro dell’acqua porta a modifiche perenni della struttura del Monte Antelao che, di fatto, è in continua trasformazione per quanto possa sembrare immobile.

Presso l’ufficio turistico di San Vito di Cadore è possibile richiedere informazioni per organizzare guide sui rifugi e sentieri posti sul Monte Antelao, tra i suoi ghiacciai perenni  posti a oltre tremila metri sul livello del mare. Il consiglio è ovviamente di evitare assolutamente di avventurarsi senza una guida, visto che già molti escursionisti hanno perso la vita su un gigante, affascinante, maestoso, ma che non ha mai perdonato.

Foto di Paolo Calicchio

 

Ingegnere Civile, è un sostenitore della causa ambientale. Appassionato di fotografia e di turismo itinerante, ama percorrere sentieri e strade lontane dal turismo di massa, a piedi o con la fedele bicicletta Ridley.

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