Miti e leggende sul Vesuvio

Oggi vi raccontiamo alcuni miti e leggende sul Vesuvio, alcune antichissime, hanno sempre cercato di giustificare un fenomeno naturale che ciclicamente ha terrorizzato l’area vesuviana.

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Una vista del Vesuvio dal Campanile della Basilica di Pompei

La ricerca sul Vesuvio ha dimostrato che, storicamente, il vulcano di Napoli è stato sempre molto attivo. A parte il recente periodo di quiescenza, la sua attività è stata sempre continuativa e prolungata nei secoli, con eruzioni più o meno distruttive. L’origine del nome stesso sembra derivare dalla lontana lingua etrusca: VES significa infatti “fuoco”, mentre secondo altre credenze il termine Vesuvio deriva da VEH SUIS, cioè “guai ai suoi”. Oggi vi raccontiamo alcuni miti e leggende sul Vesuvio.

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Storicamente il Vesuvio è sempre stato attivo…

Il mago di Napoli: la nascita del Vesuvio

Dal corpo enorme e con poteri straordinari, questo possente mago vigilava e regnava incontrastato su tutta l’area vesuviana. Lo limitatava, però, una gamba incastrata in una roccia. Un giorno, approfittando di un movimento della terra, riuscì a liberarsi dal macigno che opprimeva l’arto. Si aprì tuttavia una voragine da cui zampillavano lapilli, fuoco e lava: era nato il Vulcano di Napoli.

Leggende sul Vesuvio e sul vino di Napoli

Il Vesuvio, tuttavia, non rappresenta solo fuoco e distruzione. Attraverso le sue eruzioni ha reso i terreni vesuviani straoardinariamente ricchi, alle sue falde si produce uno dei vini più apprezzati al mondo: il Lacrima Christi. Lo stesso dio Bacco prediligeva di gran lunga l’area vesuviana ai colli della sua giovinezza.

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Il Lacrima Christi è il più famoso vino prodotto sulle pendici del Vesuvio

La storia del vino Lacrima Chisti

La leggenda su questo prezioso vino è antichissima. Dopo essere stato cacciato tra le schiere degli Angeli Celesti, Lucifero venne scagliato violentemente da Dio nel vulcano di Napoli. Gesù Cristo, dispiaciuto per la perdita del più bello e buono dei suoi Angeli, pianse e una sua lacrima cadde nell’area napoletana diventando un nettare divino e prezioso.

A partire però dalla cultura latina il Vesuvio, sono numerose le testimonianze che legano il vulcano ad un’idea spaventosa e quasi infernale. Fu lo stesso Quinto Settimio Tertulliano e definirlo come “la fumaiola dell’inferno”. Un pensiero che accompagna la cultura napoletana in tutta la storia, tanto che lo stesso padre di Wolfgang Goethe, nei suoi Viaggi in Italia, lo definisce “la porta dell’Inferno, anzi la residenza del Diavolo”.

Questa mentalità fu fomentata anche dalle credenze medievali sulle forme dell’inferno e dei suoi fiumi di lava. A ciò va a contrapporsi una funzione di positivizzazione portata dalle leggende sacre. Sono i Santi e la Madonna, secondo la credenza partenopea, a difendere la popolazione dal vulcano di Napoli.

San Gennaro e le leggende sul Vesuvio

Nel 1631 si verificò un catastrofico episodio esplosivo del Vesuvio. Oltre quattromila vittime e lapilli scagliati con forza anche a 100 km di distanza e la costa di Napoli arretrata di circa 50 metri. La popolazione nel panico, scene degne dell’Apocalisse, chiese l’aiuto di San Gennaro. L’arcivescovo rispose facendo uscire in una processione solenne il patrono di Napoli: il sangue di San Gennaro venne trovato liquefatto, premonizione di buon augurio.

La festa dell’Immacolata di Torre del Greco

Nel 1862 nel giorno dell’Immacolata, Torre del Greco fu travolta da forti scosse sismiche e da una violenta eruzione. Secondo la tradizione, fu l’Immacolata a proteggere la popolazione, che da allora la ricordano ogni anno con la festa del Carro, una processione a Lei dedicata.

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Eventi come la processione di Sant’Anna mantengono vive le leggende sul Vesuvio

‘A vecchia potente: il miracolo di Sant’Anna

Siamo agli inizi del 1900. A Boscotrecase viene portata in processione l’antica statua di S. Anna, chiamata amabilmente dal popolo “‘a vecchia potente” (l’anziana potente). La statua viene portata fuori dalla città mentre intanto il Vesuvio faceva avanzare la sua lava: miracolosamente i fiumi di fuoco si arrestarono all’improvviso e proprio a pochi metri dall’antica statua.

In questa stessa occasione anche a Torre Annunziata, ricca ancora oggi di reperti legati all’attività vulcanica come il sito di Oplonti, si verificò un prodigioso avvenimento: la lava si fermo proprio davanti le porte del cimitero. Pure nella sua cupa violenza, il Vesuvio si placò e si unì in preghiera per coloro che non ci sono più.

Un libro per saperne di più…

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© Nell’ordine foto di Paolo Calicchio | Francesco Carbone | Fiore Salvatore Barbato

Ingegnere Civile, è un sostenitore della causa ambientale. Appassionato di fotografia e di turismo itinerante, ama percorrere sentieri e strade lontane dal turismo di massa, a piedi o con la fedele bicicletta Ridley.

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