Leggende sul Lago di Cadore

Nella tradizione orale di alcuni anziani abitanti di Calalzo di Cadore e di altre località del Cadore, sopravvivono miti e mostri che affondano le proprie origini nella leggeda. Molte di queste riguardano il Lago di Cadore.

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Fiori e colori a Calalzo di Cadore

Ad ascoltare le storie tramandate nelle località del Cadore di generazione in generazione le Anguane, o Longhe Longagne, rappresentano una delle leggende più sentite e importante. Queste venivano raccontate una volta davanti al larin, che in dialetto ladino, indica il focolare domestico, nelle lunghe serate invernali.

Il Lago di Cadore e le Anguane

Sono molte le leggende di Calalzo di Cadore sulle Anguane, anzi alcune di queste sono tra loro contrapposte. La storia più diffusa è quella per cui le Anguane sono delle donne alte più di due o tre metri, magrissime e orrende, secondo alcune addirittura con metà corpo di capra. Erano considerate streghe malefiche e tutti gli abitanti delle località del Cadore le evitavano. Si nutrivano solo di bacche e radici e per riscaldarsi sfregavano gamba contro gamba per ore.

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Il Laghetto delle Tose – Lagole, Calalzo di Cadore

Probabilmente queste leggende sul Lago di Cadore sono antiche reminiscenze del periodo di transizione tra la cultura pre-romana e quella cristiana, tanto che le Anguane venivano considerate come donne selvagge e pagane, con la facoltà di parlare con alberi ed animali.

Questi esseri vivevano sulle sponde del corso del fiume Piave e sul lago di Cadorecon uno stile che ricorda molto quello degli uomini primitivi. Sui loro utensili erano incise parole imcomprensibili. Tutti parlavano delle stregarie di queste Anguane e soprattutto i bambini erano terrorizzati perchè, si diceva, che esse di notte portavano via i piccoli più cattivi e disobbedienti. Ciò serviva, probabilmente, per incutere timore nei ragazzi affinché non andassero a nuotare da soli nei laghetti della zona del Lago di Cadore perchè pericolosa.

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Antichi reperti di Lagole, Calalzo di Cadore

La metamorfosi del bambino a Lagole

Narra una leggenda che una giovane donna, recatasi presso il Lago di Cadore, più precisamente a Lagole per lavorare nei campi, lasciò il bambino incustodito. Le Anguane se ne accorsero e scambiarono il bambino della donna con uno della loro tribù dandogli le sembianze di quello rapito. La donna non si accorse di nulla, ma la sera il piccolo iniziò a piangere e nessuna cura sembrava domarlo. Una donna anziana del luogo le consigliò, capito l’inganno delle Anguane, di tirargli le orecchie così che le megere sarebbero ritornate a riprenderselo. Così fu fatto e le Anguane, tornate per lo scambio, furono sonoramente picchiate dagli uomini che le attendevano.

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La strada che porta verso Praciadelan, Calalzo di Cadore

Dal lago di Cadore alla leggenda dei fiori sulla Croda Bianca

Uno dei pochi laghetti che ancora si possono ammirare a Lagole, presso il Lago di Cadore, è quello chiamato Lago delle Femmine. Le sue acque limpide si trovano nel bel mezzo di una pineta dove pare una volta ci fosse una lucente scalinata in marmo bianco che pare coprisse anche il fondale. Le sponde erano circondate da garofani selvaggi che ancora oggi colorano e impreziosiscono molte delle località del Cadore, delle Dolomiti Venete e l’intera area del Monte Antelao. La bellezza di questi fiori è direttamente collegata con una leggenda sul Lago di Cadore e in particolar su quello delle femmine.

Secondo le leggende di Calalzo di Cadore, le Anguane erano profondamente invidiose della bellezza delle donne cadorine, la cui bellezza dipendeva anche dalle virtù del Lago e alla sua acqua sempre fresca e pura. Mentre un giorno gli uomini erano fuori per allontanare un orso dalla zona abitata, le donne erano scese a fare il bagno. Le Anguane circondarono i loro corpi bianchi e lucenti e le aggredirono. Rapirono la bellissima figlia del capo e deviarono l’acqua pura verso il loro immondo lago senza fondo. Il tempio del Dio di Lagole fun incendiato e la figlia del capo assassinata in quello che oggi viene chiamato in dialetto ladino, troi del sassin.

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Una vista sugli spalti di Thor, da Calalzo di Cadore

Il Dio di Lagole, per vendicarsi tramutò l’acqua in veleno uccidendo tutte le Anguane di Lagole. Il corpo di Bianca, la figlia del capo, venne pietrificato e portato sulle Marmarole, tra le Dolomiti Venete. Lungo il percorso le ragazze gettarono un tappeto di garofani colorati e profumati. Ecco che ogni primavera continuano a germogliare su tutte le Dolomiti Venete questi profumatissimi fiori. La cima che accolse il corpo della ragazza da allora si chiamò Croda Bianca.

Foto di Paolo Calicchio

Ingegnere Civile, è un sostenitore della causa ambientale. Appassionato di fotografia e di turismo itinerante, ama percorrere sentieri e strade lontane dal turismo di massa, a piedi o con la fedele bicicletta Ridley.

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