Le tradizionali baite sulle Dolomiti

Rustiche ed affascinanti: sono le tradizionali baite sulle Dolomiti. Oggi vi portiamo alla scoperta di queste antiche strutture in legno e pietra.

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Molte baite sulle Dolomiti godono di viste mozzafiato – Foto scattata a Pieve di Cadore

Troppo avvezzi al grigiore del cemento armato, la maggior parte di coloro che visitano le località del Cadore e le Dolomiti Venete restano colpiti dal fascino delle antiche abitazioni in legno e pietra.

Da Rizzios, minuta frazione del comune di Calalzo di Cadore, a Valle di Cadore esistono numerose testimonianze di un’antica architettura rurale che caratterizzava le località del Cadore.

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Un’antica baita sulle Dolomiti – siamo a Rizzios, nel comune di Calalzo di Cadore

Le tradizionali baite sulle Dolomiti

In realtà le tradizionali baite sulle Dolomiti sono state così realizzate per venire incontro alla disponibilità di materie prime presenti. Ecco così che le più antiche dimore cadorine ancora esistenti sono costruite quasi interamente in legno. Solo il cuore della casa, cioè la stanza che accoglie il camino, veniva costruito in pietra.

Le finestre sono poche, bisogna proteggersi dal rigido freddo invernale. Non esisteva il vetro, per cui l’ampiezza veniva ridotta al minimo: quel poco che basta per far entrare la luce. Nei lunghi mesi freddi venivano stese delle pelli semi trasparente che andavano a bloccare le aperture.

Sia l’abitazione vera e propria che il fienile e la stalla appartenevano alla stessa struttura. Tutto si concentrava sotto uno stesso tetto a due falde, mentre il sottotetto veniva in genere realizzato fruibile e il più possibile luminoso, così da poter avere uno spazio dove essiccare i prodotti agricoli.

Alcune famiglie possedevano i taulàs, piccole strutture adiacenti, che servivano per custodire ulteriori scorte di fieno che poteva essere portato a valle dalle slitte.

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Gli interni delle baite sulle Dolomiti sono tradizionalmente in legno e tutti molto accoglienti

Il ruolo del fuoco …

Il fuoco era il protagonista di tutte le baite sulle Dolomiti: da esso dipendeva la sopravvivenza dell’intero nucleo familiare. La sua importanza è tale che ogni famiglia viene indicata con il termine di fuoco familiare, un elemento insomma che identifica la comunità familiare.

Mentre all’inizio il fuoco veniva acceso semplicemente su una lastra di pietra senza neanche una canna fumaria, la storia evolutiva delle località del Cadore ha portato a profondi cambiamenti. Con il passare dei secoli il basamento lapideo venne portato a centro stanza e comparve la canna fumaria. Il fuoco (larìn in dialetto ladino) diventa il centro della casa. Si fa notare come in termine del dialetto ladino “larìn” indichi gli antichi Lari, la divinità romana del culto della famiglia.

In tempi più recenti, quando le abitazioni delle località del Cadore venivano costruite in muratura, la stanza che conteneva il fuoco veniva rivestita in legno e al centro c’era il fornel, in dialetto ladino, cioè una stufa in muratura.

… e della famiglia

Mentre all’inizio le più antiche abitazioni sulle Dolomiti erano piccole ed essenziali, lentamente si ampliarono includendo sotto una stesso tetto più fuochi, cioè più nuclei familiari. Le famiglie erano una volta composte dalle cinque alle dodici persone dedite esclusivamente ad attività agro-pastorali. Le antiche abitazioni erano dimensionate di conseguenza.

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Le moderne baite sulle Dolomiti sono costruite in cemento, anche se fanno largo uso di legno.

Le coperture, a causa delle nevi frequenti, sono tutte realizzate a doppia falda, secondo le caratteristiche ancora attuali dell’architettura alpina. A piano terra troviamo quattro vani dove sono presenti anche due stalle, spesso seminterrate. Al primo piano quattro vani dove si dislocavano le camere. Sopra la stalla, invece,il fienile anche a più piani con accesso indipendente.

Queste antiche abitazioni rurali delle località del Cadore sono presenti a San Vito di Cadore, a Borca di Cadore, ma più in generale su tutte le Dolomiti Venete.

Un libro per saperne di più…

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Foto di Paolo Calicchio

Ingegnere Civile, è un sostenitore della causa ambientale. Appassionato di fotografia e di turismo itinerante, ama percorrere sentieri e strade lontane dal turismo di massa, a piedi o con la fedele bicicletta Ridley.

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