La ferrovia delle Dolomiti Venete

Sono rari i percorsi ciclo-pedonali in grado di regalari paesaggi come quelli sulle Dolomiti Venete che, partendo dal Comune di Calalzo di Cadore permettono di arrivare a Innichen, in Alta Badia, al confine con l’Austria.

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L’antica ferrovia delle Dolomiti

La Lunga Via delle Dolomiti è un percorso ciclopedonale che attraversa molte località del Cadore, tra le Dolomiti Venete, come Pieve di Cadore, San Vito, la celebre Cortina d’Ampezzo e incontrando sulla propria strada piccoli borghi attorniati dal Monte Antelao, dal monte Pemo, il Croda Bianca, le Tre cime di Lavaredo …

La Lunga via delle Dolomiti è diventato un percoso seguito anche d’inverno da quei turisti che, come noi, non si lasciano fermare neanche dalla neve per un viaggio lento. Ma a chiunque osservi con attenzione questo straordinario percorso tra le Dolomiti Venete, si renderà conto di una serie di stazioncine, piccole gallerie che accompagnano il paesaggio o addirittura strutture in ferro ancora intatte.

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L’antica ferrovia delle Dolomiti, stazione di Valle di Cadore

Ciò testimonia la presenza di un treno che attraversava le Dolomiti Venete che oggi non esiste più. Un mezzo di trasporto la cui memoria viene costantemente ravvivata con affetto e nostalgia da coloro che ebbero modo di salire su quelle carrozze tra fitti boschi, odorosi di resina e vertiginosi monti.

La storia della ferrovia delle Dolomiti Venete

Questa ferrovia tra le Dolomiti Venete fu creata per esigenze belliche nel 1916, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, combattuta proprio tra le località del Cadore. Si trattava di un trenino che doveva rifornire le truppe italiane sul fronte. Terminate le ostilità la linea venne poi ripresa ed inaugurata nel 1921 dopo essere stata interrotta con la sconfitta di Caporetto.

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Piccola e caratteristica stazione della Ferrovia delle Dolomiti,

Nel 1929 la vecchia locomotiva a vapore delle Dolomiti Venete venne sostituita dal primo treno con sistema elettrificato. Spesso, soprattutto nei più rigidi inverni tipico delle località del Cadore, la locomotiva con molta difficoltà riusciva ad aprirsi la strada tra i cumuli di neve. I sistemi a carbone stavano diventando obsoleti.

Durante la seconda guerra mondiale il convoglio si rivelò fondamentale per trasportare i feriti e gli ammalati provenienti dal fronte e trasferirli a Cortina d’Ampezzo per le opportune cure. La ferrovia delle Dolomiti Venete serviva inoltre per trasportare i viveri alle popolazioni delle località del Cadore. Questo perché frumento, fagioli e granoturco difficilmente erano reperibili in quei drammatici momenti di guerra.

Nel 1956 con le Olimpiadi di Cortina d’Ampezzo, il treno delle Dolomiti Venete conobbe il suo momento di massimo splendore: atleti e turisti provenienti da tutto il mondo sfruttavano questo comodo servizio, con punte di addirittura 7.000 persone al giorno. Da allora si avviò un inevitabile declino causati dalla mancanza di fondi. Gli incidenti dovuti agli autisti indisciplinati o ai ragazzi disattenti con i propri slittini peggiorarono la situazione.

La chiusura della Ferrovia delle Dolomiti Venete

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L’incidente ferroviario del 1960 – la goccia che fece traboccare il vaso

L’11 marzo 1960, alla fine dell’inverno un convoglio lasciò Cortina d’Ampezzo dirigendosi verso il Comune di Calalzo di Cadore. La neve era tanta e si avvertiva preoccupazione sia nei passeggeri che nel personale di bordo, visti i frequenti scossoni della struttura. Davanti la motrice il treno continuava ad accumulare neve… alla fine il treno deragliò e la carrozza si rovesciò. Due morti e ventisette feriti di cui 5 in gravi condizioni. Il 17 marzo 1962 la ferrovia delle Dolomiti Venete venne ufficialmente mandata in pensione.

L’addio alla ferrovia delle Dolomiti Venete

Il treno costituiva una ricchezza per il territorio delle località del Cadore, un’occasione di incontro e socializzazione per i suoi viaggiatori, un momento di scambio tra passeggeri di diversa estrazione sociale. Era un mezzo, insomma, che generava forti emozioni attraversando borgate e paesaggi dolomitici straordinari. Una realtà molto diversa da quella della rete ferroviaria nazionale: velocità e confusione regnano incontrastati e andrebbero riconsiderati l’arte di viaggiare lentamente con la possibilità di uno scambio culturale con altre popolazioni.

Oggi la ferrovia delle Dolomiti Venete ha lasciato il posto alla pista ciclabile più suggestiva e percosa d’Italia con scenari magnifici e suggestivi. Va anche detto, con un po’ di nostalgia, che con la soppressione di tale trenino sia scomparso un mondo e, con esso, un piccolo pezzo d’Italia.

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Antichi ricordi di un’Italia che non esiste più…

Foto di Copertina Paolo Calicchio | Cartoline di Enrico Bassi

Ingegnere Civile, è un sostenitore della causa ambientale. Appassionato di fotografia e di turismo itinerante, ama percorrere sentieri e strade lontane dal turismo di massa, a piedi o con la fedele bicicletta Ridley.

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