L’Eruzione del Vesuvio 79 dc, l’eruzione pliniana

Oggi rivivremo assieme l’eruzione del 79 d.C. Quel 24 agosto, nessuno capiva quello che succedeva. Un’immensa colonna di fumo e una nube nera avvolsero la città di Pompei oscurando il cielo.

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Eruzione del Vesuvio del 79 dC

Come si viveva prima dell’eruzione del 79 d.C.

Ricostruzione dell’eruzione pliniana

Conoscenze sul Vesuvio

Inizia l’eruzione del Vesuvio

Il ruolo di Plinio il Vecchio

I danni dell’eruzione su Ercolano

Eruzione su Pompei

Vittime e città scomparse

Il libro sull’Eruzione del 79 d.C.


Ricerca sull’eruzione pliniana: come si viveva…

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che sommerse e cancellò intere città dalla faccia della Terra, è stata studiata attentamente con ricerche e scavi. Paesi e borghi furono come sigillati dalla lava e sono arrivati a noi come dentro una capsula del tempo. La sua forza distruttrice si circonda di miti e leggende entrate a far parte della cultura popolare partenopea.

Non fu solo Pompei a subire la terribile eruzione del Vesuvio, ma anche Ercolano, Stabia e tutta la zona sud-est del Vulcano. Negli scavi di Ercolano giacciono ancora i resti di coloro che si erano rifugiati presso il porto, in attesa dei soccorsi via mare, che non arrivarono nonostante i tentativi della flotta romana comandata da Plinio il Vecchio, rimasto vittima dei gas tossici.

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Durante la terribile eruzione del Vesuvio, molti pregarono gli antichi dei

La ricostruzione dell’eruzione del Vesuvio 79 d.C.

Come in una macchina del tempo, torniamo a quel 24 agosto del 79 d.C. per rivivere, ora dopo ora, la cronaca della tragedia più famosa al mondo.

Pompei è, all’epoca, una fiorente cittadina alle pendici del Vesuvio, inattivo ormai da oltre 1.500 anni. La gente non sa nemmeno che si tratti di un vulcano. La città conta tra i 10 e 15.000 abitanti, la vegetazione del Vesuvio è straordinaria, il clima ottimo e la terra fertile: sorta su un altopiano, Pompei deve la sua fortuna proprio alla sua posizione strategica. Con la dominazione di Roma nel Mediterraneo, la città crebbe e si arricchì, con la costruzione di splendidi templi e dimore signorili.

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Straordinari dipinti sono conservati tutt’ora sulle antiche mura della città

La città di Ercolano, a meno di 10 km, è ancora più ricca. Qui hanno una dimora i patrizi romani: giardini arredati con grande gusto e pareti affrescate arricchiscono una cittadina molto frequentata e ambita come luogo di villeggiatura. Solo nella Villa dei Papiri erano conservate più di 50 sculture e un’intera biblioteca di rari papiri.

Le conoscenze sul Vesuvio

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Il cono del Vesuvio visto dall’alto. Foto di Freeariello

Una delle domande che maggiormente ci si pone è: “Come mai i pompeiani non si accorsero nulla? Come mai vivevano sotto un vulcano?” I romani non erano sprovveduti e conoscevano benissimo la potenza e la pericolosità dell’Etna. A quell’epoca il Vesuvio aveva una forma diversa, una montagna come le altre. Oggi il vulcano ha un cratere di oltre 1 km di circonferenza e al centro un precipizio di oltre 300 metri. Un romano certamente l’avrebbe scambiato per la porta dell’Inferno, ma all’epoca aveva un aspetto diverso. All’epoca era un monte circondato da fertili campagne, con un cono più basso e completamente rivestito da alberi.

Nessuno ricordava, infatti, che il Vesuvio aveva provocato in Campania una vera apocalisse secoli prima, ma con le generazioni questo ricordo si era perso. Gli abitanti vivevano tranquilli.

I primi segni dell’eruzione del Vesuvio

La città era investita da piccole scosse da alcuni giorni, ma nessuno interpreta questi segni premonitori. Il magma sta risalendo e frantuma rocce provocando piccole scosse. Le acque di sorgente diventano calde… ma nessuno se ne accorge. Il Vesuvio da anni stava caricando la sua potenza: già nel 62 d.C. una scossa aveva danneggiato diversi edifici. La camera magmatica si riempie e la pressione aumenta e le scosse diventano sempre più frequenti.

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Le fumarole del Vesuvio. Foto di Antonio Russo

Ancora oggi sulla sommità, è possibile visitare le fumarole del Vesuvio: sotto non troppi chilometri, c’è la lava incandescente. Il vapore è di 70 gradi creando un’atmosfera quasi dantesca. Il Vesuvio è vivo!

Il Vesuvio esplode!

Un boato assordante ed improvviso, attorno alle 13.00, pre-annuncia che sta iniziando l’eruzione del Vesuvio. Svegliatosi dal suo sonno profondo, in oltre 1.500 anni il vulcano ha trasformato la roccia non in lava, ma in vapore. Una colonna infuocata di fumo e vapore si alza in cielo alla velocità del suono.

Gli abitanti di Pompei non hanno mai visto nulla di simile: in latino neanche esiste la parola Vulcano! Dopo pochi minuti la colonna di fumo si è alzata già a oltre 15 km nell’atmosfera.

Plinio il Vecchio si mette in marcia

Dall’altra parte del Golfo, a Miseno, in provincia di Napoli, Gaio Plinio II, conosciuto come Plinio il Vecchio, viene allertato. E’ lui il comandante della flotta romana. E’ uno studioso, scienziato e naturalista. La curiosità lo vince: deve vedere più da vicino. Aveva già studiato il bradisismo, nell’antico mercato romano a Pozzuoli, nel Tempio di Serapide. Fa immediatamente preparare un’imbarcazione per avvicinarsi al luogo dell’eruzione.

Eruzione del Vesuvio

Il vulcano Vesuvio visto dal mare

Dalla ricerca sul Vesuvio, sappiamo già che Plinio il Vecchio aveva iniziato la missione di soccorso attorno alle 17.00, passando per Ercolano, che non fu sepolta dalle pomici grazie al vento favorevole. Gli abitanti erano tutti in spiaggia. Plinio non si fermò e portò le navi a Pompei, spostandosi sempre verso l’oscurità in cui era avvolta la città. Si dirige la più meridionale Stabia.

La prima giornata di fuoco

Intanto a Pompei, la curiosità iniziale ha lasciato il posto al panico. Sulla nota Via dell’Abbondanza, ancora oggi visibile negli scavi di Pompei, un uomo si fa strada con una lampada: cerca di scappare. Perse la lanterna e la vita. Le pomici raggiunsero i 3 metri di altezza. In città ormai non si vedeva più il sole e qualcuno provava a fuggire attraverso i piani alti. I tetti iniziano a crollare, sepolti da pietre e ceneri. A 7 ore dall’eruzione, le strade sono deserte. La pomice blocca in casa gli abitanti. Sia rimanere che fuggire è pericoloso: che fare, dove andare? I soccorsi di Plinio sono fermi a Stabia per colpa dei venti di mare.

La montagna si muove – la strage di Ercolano

Anche da Stabia ci si rende conto che stava accadendo qualcosa di nuovo e terribile. L’eruzione del Vesuvio non era terminata, anzi dai suoi fianchi qualcosa si muoveva ad alta velocità. Era la nube piroclastica! Si era attivato il più feroce dei fenomeni naturali. La colonna rovente che era salita in cielo ora sta precipitando verso valle: una valanga incandescente.

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L’avanzata della nube piroclastica – Foto di hshdude

Il flusso piroclastico ha nella sua parte alta una zona meno densa che può addirittura superare le montagne. La parte più bassa è molto densa e formata da ceneri e gas ustionanti che vaporizzano all’istante piante ed acqua. La velocità è anche di 150 km/h. E’ un torrente assassino che uccide all’istante tutto e tutti con i suoi 400 o 500 gradi.

Ad Ercolano intanto solo una decina di persone sono rimaste in città, ma oltre 300 persone si accalcano sulla spiaggia in attesa della fuga. Sono loro le vittime della nube piroclastica che carbonizza ogni forma vivente! Dopo l’eruzione la città rimase sepolta sotto 25 metri di detriti vulcanici. I loro scheletri sono ancora lì.

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I resti degli Scavi di Ercolano: le ossa delle vittime del Vesuvio

L’alba del giorno dopo

Dopo qualche ora di relativa tranquillità, continua la pioggia di pietre su Pompei. Il peggio deve ancora arrivare. Ora tutti gli abitanti del Golfo di Napoli sono in pericolo. Una forte scossa dà l’inizio ad una nuova fase dell’eruzione del Vesuvio: la camera magmatica ha ceduto e parte una nuova ondata piroclastica e questa volta va direttamente verso Pompei.

Fortunatamente la sua energia si ferma poco prima della porta della città, ma porta con se’ tanti gas tossici che diffonde morte tra le case e le strade: il cloruro di idrogeno, l’acido che brucia occhi e gola. La fine è vicina per tutti ormai.

Eruzione Pompei: la tragica morte degli abitanti

La morte degli abitanti di Pompei non è istantanea. Inalati i primi gas, i polmoni si riempiono di fluido. Con i successivi respiri le ceneri si cementano con questi fluidi e poi avviene il soffocamento.

I calchi in gesso ritrovati ad esempio nella Villa dei Misteri, mostrano gli ultimi attimi di vita di tante persone.

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Una delle sale più belle e meglio conservate di tutta Pompei, si trova proprio nella Villa dei Misteri

L’ultimo orrore dell’eruzione del Vesuvio

Dopo 18 ore di eruzione, la base cede in modo spettacolare. Per assistervi, coraggioso e più probabilmente avventato, Plinio il Vecchio muore per i gas trasportati dalla nuvola. In questa terribile eruzione del 79 dc, un’ultima nube piroclastica travolge tutto il Golfo di Napoli. Trovano così la morte migliaia di persone che si erano rifugiate in campagna.

Quest’ultima ondata non uccide Plinio il Giovane, la cui descrizione delle nubi appare quasi assurda, rendendogli onore solo nell’ultimo secolo. Le sue cronache dettagliate sono giunte sino a noi grazie alle lettere inviate a Tacito. Nella seconda lettera descrisse gli eventi visti da Miseno. Le sue parole non furono credute sino al XIX secolo perché non c’era testimonianza dell’eruzione del Vesuvio del 1.500 a.C. che aveva sommerso un’antica civiltà del bronzo.

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Paesaggi infernali vulcanici

Roma cercò di lanciare una spedizione di soccorso ma l’entità del disastro era eccessiva. La città cadde dimenticata per 1.500 anni. Fu solo nel XVI secolo che iniziarono i primi ritrovamenti.

La sequenza degli eventi

Riassumiamo brevemente le varie fasi dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. L’esplosione iniziale ha inizio alle 12.00 del 24 agosto del 79 d.C. Il sole si oscura per una nube che supera i 30 km di altezza. A causa dell’eruzione Pompei è parzialmente sepolta da pietre e pomici.

All’1 di notte esplode una grande massa di vapore acqueo, gas e rocce che ricadendo produce una micidiale nube ardente che travolge Ercolano.

Il mattino seguente una nuova nube incandescente si ferma poco prima delle mura di Pompei. I gas tossici uccidono i pochi rimasti vivi. Successivamente pietre, cenere e magma ricopriranno la città seppellendola per sempre.

Il numero delle vittime dell’eruzione del Vesuvio

Solo a Pompei, secondo gli archeologi, nella prima fase morirono 49 persone in strada. 345 morirono nelle case. Con le ondate piroclastiche 319 morirono in strada e 334 morirono al chiuso. In complessivo oggi si contano quasi 1.200 morti, anche se il numero potrebbe essere molto maggiore.

Ad Ercolano si contano una trentina di cadaveri dentro le case e circa 300 sulla spiaggia. Più difficile valutare il numero di morti nelle campagne.

Il ricordo delle città scomparse

Le città, dopo l’eruzione del 79 d.C. apparivano come un’enorme di stesa deserta in un paesaggio quasi lunare senza vegetazione. Lentamente sopra fu ricoperta dalla vegetazione e la vita riprese. Di Pompei si era perso persino il ricordo e lo stesso vale per Ercolano. Solo nel 1709 iniziarono i primi ritrovamenti casuali.

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Le mura e le colonne emerse dagli Scavi di Ercolano

Molti ritrovamenti sono ora esposti al Museo Archeologico di Napoli. Le antiche città sepolte e molti resti umani sono ancora visibili presso gli scavi di Ercolano e di Pompei. Quando ci sarà la prossima eruzione del Vesuvio? Questo nessuno lo sa…

Un libro sull’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

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Ingegnere Civile, è un sostenitore della causa ambientale. Appassionato di fotografia e di turismo itinerante, ama percorrere sentieri e strade lontane dal turismo di massa, a piedi o con la fedele bicicletta Ridley.

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