Il disastro del Vajont – cause di una tragedia infinita

Il disastro del Vajont si è scatenato per colpa della complicità dello Stato, delle Università, delle multinazionali e degli organi di informazione italiana.

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Tragedia del Vajont

Dove si trova la diga

Il progetto della diga

I sequestri e i soprusi

Potere e la corruzione

Cause del disastro del Vajont

Il monte Toc si stacca!!

Libro sul Vajont

Tragedia del Vajont – il film


Il teatro della tragedia del Vajont

Siamo al confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia e antichi borghi di montagna vivono pacati e dignitosi la loro esistenza. I paesi sono Longarone, Erto, Casso e tante piccole frazioni con le caratteristiche abitazioni di montagna dove la vita degli uomini si fonde con la natura più incontaminata delle Dolomiti Venete e friulane.

La diga più grande del mondo?

Cercare di fare un riassunto degli eventi è impossibile dato che tutto parte molti decenni prima della tragedia. Ma partiamo con calma e portiamo avanti questa nostra ricerca sul Vajont dall’inizio.

Tutto inizia con l’arrivo della Sade, la Società Adriatica di Elettricità, una delle società idroelettriche più influenti del paese della prima metà del 1900. Aveva saputo intelligentemente intrattenere rapporti con fascisti e anti-fascisti, resistendo brillantemente agli scossoni della seconda guerra mondiale. L’idea di creare la diga del Vajont nacque nel 1939 e la domanda venne presentata nel 1940: le acque del Piave sarebbero state convogliate per creare la diga più grande del mondo.

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Longarone prima del disastro del Vajont

Mentre l’Italia, nel 1943, era scossa e devastata dai bombardamenti, la SADE riuscì a strappare l’autorizzazione il 15 ottobre, nonostante gli eventi dell’8 settembre, con un’adunanza “speciale” del Consiglio del Lavori Pubblici. Parteciparono solo 13 membri su 34. Non c’era la maggioranza. Quell’autorizzazione era illegale!

I primi soprusi che portarono al disastro del Vajont

La popolazione non seppe nulla se non nel 1948 quando la Sade si preoccupò di acquistare i terreni dai proprietari. Alcuni di questi vennero venduti dai Comuni, nonostante non ne fossero i proprietari. La Sade offriva una somma davvero misera agli abitanti, magari insediati su quei terreni da generazioni: dalle 18 alle 40 lire al metro quadro, mentre il valore era stimato dalle 150 alle 200 lire. Il clima di tensione e di ostilità contro la multinazionale comincia a serpeggiare forte tra la popolazione.

Disastro del Vajont: potere e autoritarismo

Prima che arrivasse la Sade, in quei piccoli borghi non c’erano le forze dell’ordine. Non ce n’era mai stato bisogno. Ora, prevedendo di dover far spostare la popolazione con la forza, viene creata la Caserma dei Carabinieri… i “padroni non possono vivere senza gendarmi” si diceva. E da lì iniziarono gli ammonimenti ai piccoli proprietari di vendere…

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Il livello dell’acqua sale sempre di più…

Molti si rendono conto che è una lotta inutile ed è meglio cedere subito a condizioni più vantaggiose piuttosto che cedere dopo uno esproprio per pubblica utilità. La comunità inizia a dividersi: si contrappongono coloro che hanno venduto contro coloro che resistono. Intanto la SADE paga i terreni al prezzo più basso: 18 lire a mq.

La diga del Vajont, il vanto di Carlo Semenza

Nel 1957 viene presentato un nuovo progetto: la diga viene alzata da 200 a 266 m e quindi il livello del lago arriva a 722 m, triplicando il contenuto di acqua. Sarà la diga più grande del mondo, il vanto di Carlo Semenza, il suo ideatore. Il paese di Erto, però, si troverà a 50 metri a strapiombo sul lago. Pazienza, inoltre, per i nuovi terreni da espropriare. Nessuno si metterà contro la SADE, che iniziò i lavori di costruzione addirittura qualche mese prima di avere i necessari permessi, certa che non ci sarebbero stati problemi.

Nonostante la nascita di un Consorzio per la difesa della Valle Ertana, nel ’58 vengono nominati i membri che faranno parte della Commissione di Collaudo: inutile dire che uno è un consulente della SADE. Si è fatto tutto in famiglia: la famiglia della SADE.

Disastro del Vajont cause: L’instabilità del Monte Toc

La popolazione è preoccupata, il monte Toc che domina la valle è storicamente piuttosto instabile e non si sa cosa può accadere se lo si sollecità con un impianto di questa portata. Lo specialista geosismico Pietro Caloi a cui è ricorsa la SADE assicura che lo spessore eventualmente franabile non supera i 10-20 metri. Non concorda però lo scienziato austriaco Muller, che ha scoperto molti strati scivolosi un po’ dappertutto: il terreno è molto incline alle frane, “guai a stuzzicarlo“!

Il progettista Carlo Semenza resta preoccupato, ma non può mettere ora in dubbio il lavoro di una vita e perdere la sua reputazione.

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Dal disastro del Vajont solo pochi si sono salvati…

Continua la costruzione della diga del Vajont

La diga cresce rapidamente e nell’autunno del ’59 è completata. La SADE ha fretta: nel 1960 scadono i termini e si perderebbero dei fondi governativi. Mentre l’autorizzazione si da da fare, la SADE inizia già a riempire la diga del Vajont, restando sotto quota 600 metri, ma i dubbi restano: si dice che lo strato franoso arrivi a centinaia di metri di profondità! Il progettista inizia a essere sempre più spaventato per ciò che potrebbe accadere…

I primi sintomi del disastro del Vajont

Mentre il livello dell’acqua cresceva, le sponde del monte Toc che sovrastava l’invaso franavano sempre di più e i sismografi segnalano piccole scosse. Il 4 novembre 1960 si ebbe il primo segnale di quello che sarabbe stato il disastro del Vajont: l’acqua ha già raggiunto quota 643 metri e continua a crescere lentamente quando una grande frana si stacca dal Toc e piomba nel lago. Si alza un’onda enorme che spazza via le case vuote già espropriate sulle sponde del lago artificiale.

Il monte Toc si spacca!

Si formò con quella frana un’enorme fenditura lungo tutto il monte Toc. La montagna si era come spaccata e le conseguenze erano state molto limitate: spazzate via solo case e terreni già sgomberati. Ma se fosse crollata la montaggna sarebbe stato un dramma! Ma ormai, secondo i tecnici, la frana è in movimento e non si può controllare: più sarà alto il livello dell’acqua e peggiori saranno le conseguenze.

Per tranquillizzare la popolazione la SADE fa costruire una scuola a Erto.

Verso il disastro del Vajont

La SADE si rivolte all’Università di Padova e si realizza un modello idraulico sulla nuova diga del Vajont, per simulare le eventuali conseguenze, ma non avvisa di ciò il ministero: bisogna arrivare al collaudo quanto prima e terminare! L’acqua viene fatta alzare e arriva a quota 680: il rischio è che il Toc crolli nel lago e l’ondata, più alta questa volta, spazzi via tutto! Le simulazioni fatte dall’Università sono pilotate e molto mitigate: l’esperimento solleva onde alte 20 metri spostando 50 milioni di metri cubi di acqua. Muller aveva predetto che l’acqua mossa sarebbe stata di 200 milioni… 4 volte superiore!

Man mano che il livello aumenta, si sentono sempre più scosse, boati, vibrazioni, rumori di terra che frana nel sottosuolo… la comunità non vive più tranquilla! Boati fortissimi vengono avvertiti e mettono in pericolo anche Longarone, a valle della diga del Vajont. La SADE ha fretta, insabbia tutti i rapporti sfavorevoli e si chiede di portare il livello a 700 metri.

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Il disastro del Vajont trasformò la valle di Longarone per sempre…

Il disastro del Vajont: la lotta contro la natura

E’ una lotta contro una montagna dal ventre marcio, mentre i tecnici della SADE continuano a professare calma dicendo che scosse e boati sono sismici e non dipendono dalla diga del Vajont. Chi ha però il compito di monitorare il monte Toc si rende conto che ci si avvicina sempre più a una tragedia: il monte si sposta ogni giorno di più, anche a vista d’occhio.

 

La firma dello Stato nel disastro del Vajont

Intanto, nel 1963, nasce l’ENEL e la diga del Vajont diventa statalizzata: lo Stato è ora proprietario di un’opera pericolosa e non collaudata. Tutti i tecnici che prima lavoravano per la SADE ora continuano di fatto a lavorare… cambia il nome, ma non cambiano le persone.

Continuano intanto i cedimenti e i crolli: la strada costruita in meno di due anni è uscita fuori asse di un metro e mezzo! La frana ormai cammina veloce. Nonostante ciò si continua a riempire: 710 metri… Chiaro a tutti che esiste un pericolo, si comincia lentamente a svuotare. In questo clima di panico generale, il Direttore del Cantiere della Diga del Vajont decide di iniziare le sue ferie! 

Nel suo cantiere sta succedendo il finimondo e lui va in ferie!

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Dal monte Toc si stacca la frane che, precipitando nel nuovo lago, genera due gigantesche ondate che travolgono e distruggono ogni cosa! E’ il disastro …

Il disastro del Vajont

10 ottobre 1963 – sono le 22.39, un lampo accecante, un pauroso boato. Il Toc frana nel lago sollevando una specie di tsunami che supera abbondantemente i bordi della diga del Vajont e piomba a valle con uno schianto che spazza via l’abitato di Longarone.

L’ondata che parte verso monte risucchia tutti i paesi e borghi … è la fine di tutto! Tre minuti di Apocalisse con l’olocausto di 2000 persone!

Un libro per saperne di più…

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Disastro del Vajont – il film

Sono usciti diversi documentari sull’accaduto e diverse pellicole alcune delle quali non ricostruiscono in maniera fedele il dramma e le cause che hanno portato al disastro. Consigliamo di vedere il film Vajont – Una tragedia italiana.

Fotografie di Giuseppe Zanfron

Ingegnere Civile, è un sostenitore della causa ambientale. Appassionato di fotografia e di turismo itinerante, ama percorrere sentieri e strade lontane dal turismo di massa, a piedi o con la fedele bicicletta Ridley.

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