I più bei borghi abbandonati della Campania

Un viaggio tra i più suggestivi borghi abbandonati della regione Campania, alla ricerca di un passato tutto da riscoprire.

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Borghi abbandonati della Campania – Roscigno Vecchia – Foto di Mario Esposito

Il fascino dei borghi abbandonati della Campania

Roscigno Vecchia

Romagnano al Monte

Castelpoto

Apice

San Severino di Centola

Guida sui borghi del Cilento


Il fascino dei borghi abbandonati in Campania

I boghi abbandonati in Campania sono da sempre una delle mete più affascinanti per i turisti amanti delle atmosfere sospese nel tempo, spesso alla ricerca delle radici storiche proprie e del territorio in cui vivono o transitano.

Oggi vi raccontiamo di piccoli paesi fantasma in Campania, disabitati per naturale spopolamento o a causa di eventi catastrofici; case, palazzi, fabbriche, chiese, ogni frammento di questi luoghi è in grado di raccontare i fasti di un passato più o meno recente, dando l’impressione, a chi vi si trova a percorrerli, di toccare con mano un pezzo di storia e viverla in prima persona.
In questo breve excursus vogliamo presentarvi i più suggestivi borghi abbandonati della Campania.

Roscigno Vecchia: il paese abbandonato del Cilento

Situata nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, in provincia di Salerno, Roscigno Vecchia è forse oggi uno dei paesi abbandonati più famosi d’Italia. Eletto, tra l’altro, patrimonio UNESCO, il piccolo centro di Roscigno è un classico esempio di paese fantasma, un borgo abbandonato cristallizzato nel tempo in cui case e botteghe costruite in pietra legata con calce e sabbia, alcune delle quali visibili anche all’interno, costeggiano le piccole viuzze ormai dissestate che circondano l’ampia Piazza Nicotera, fulcro del paese all’epoca del suo massimo splendore.

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Tracce del passato tra le strade di Roscigno Vecchia (foto di Mario Esposito)

È il dissesto idrogeologico ad aver lentamente spopolato Roscigno Vecchia, nello specifico con due ordinanze del Genio Civile che, all’inizio del secolo scorso, obbligarono la cittadinanza a trasferirsi a circa 1 km di distanza nel nuovo centro abitato, a causa dei movimenti franosi che, nel giro di poco tempo, si temeva avrebbero raso al suolo la cittadina.
Eppure Roscigno Vecchia è ancora lì, testimone di un passato apparentemente così lontano, oggi raccontato dall’unico abitante del posto, il pittoresco Giuseppe Spagnuolo, anima e cicerone del borgo.

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Romagnano al Monte: il borgo distrutto dal terremoto

Sempre in provincia di Salerno è poi Romagnano al Monte, altro piccolo paese fantasma campano situato al confine tra Campania e Basilicata, abbandonato a seguito del terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980.

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L’interno della Chiesa Madre di Romagnano al Monte, devastata dal terremoto. (Foto di Mario Esposito)

La fuga degli abitanti, causata da un evento tanto inaspettato quanto catastrofico, è il tema che pervade tutta la visita nel borgo fantasma di Romagnano, in cui frammenti di una quotidianità spezzata si susseguono lungo tutto il percorso, tra abitazioni rimaste ferme a quella fatidica serata e oggetti di vario tipo visibili qui e là.

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Castelpoto: il borgo colpito da due terremoti

Anche Castelpoto, paese dal passato glorioso in provincia di Benevento, è vittima dei terremoti: quello del 1962, prima, e quello del 1980 poi. Centro di origine romana, se non addirittura etrusca, come dimostrerebbero alcuni ritrovamenti, Castelpoto conobbe il suo massimo splendore sotto i Normanni. Divenne qui un importantissimo avamposto di frontiera, ma epidemie e sfortunati eventi naturali ne hanno, nel corso dei secoli, ridotto l’importanza.

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Uno scorcio caratteristico di Castelpoto. (Foto di Gianfranco Vitolo)

I due eventi tellurici sopra citati segnano gli ultimi decenni di vita del paese che, nel tentativo di rinascere dopo la scossa del 1962, fu definitivamente messo in ginocchio appena diciotto anni dopo, diventando quello che è oggi un vero e proprio museo a cielo aperto.

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Apice e altri paesi abbandonati nell’Irpinia

Il già citato terremoto del 21/08/1962 segna anche il destino di Apice, sempre in provincia di Benevento, uno dei borghi abbandonati della Campania meglio conservati e oggi testimonianza tangibile dello stile di vita della prima parte del secolo scorso.

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Un’antica casa abbandonata nel centro storico di Apice. (Foto di Mauro)

Spostandoci in provincia di Avellino, Melito Irpino, Senerchia e soprattutto Cairano e Conza della Campania, che ne fu l’epicentro, sono i posti abbandonati in Campania più suggestivi a raccontare in maniera drammatica le conseguenze del sisma del 1980 su un territorio prevalentemente rurale e le cui costruzioni rispondevano a criteri ormai obsoleti.

Il senso di angoscia e di impotenza, in luoghi così segnati prima da eventi catastrofici e poi dallo scorrere del tempo, è grande, ma è altrettanto suggestivo poter vivere in prima persona le emozioni raccontate da muri, edifici e strade che sembrano uscire dal set di un film ma che, invece, racchiudono lo scorrere di vite reali improvvisamente costrette all’allontanamento.

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San Severino di Centola

Meno drammatica, ma non meno interessante, è infine la storia di San Severino di Centola, un piccolissimo borgo antico collocato su uno sperone roccioso a ridosso del fiume Mingardo, a pochi km dalla più rinomata località turistica di Palinuro.

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Costruzioni tipiche del borgo di San Severino di Centola. (Foto di Gianfranco Vitolo)

Situato in una zona in cui si rileva la presenza, già nel VII secolo, di soldati mercenari bulgari emigrati assieme al loro principe Aztek, il borgo di San Severino è passato, nel corso dei secoli, per varie mani, dai Normanni agli Svevi, dagli Aragonesi ai Sanseverino. Lo spopolamento iniziato verso la fine dell’800, con la costruzione della linea ferroviaria Pisciotta-Castrocucco che portò molti abitanti a trasferirsi a valle, è giunto a termine nel 1977, anno in cui si rilevano le ultime presenze abitative nelle case del borgo vecchio. Oggi si presenta come uno dei più caratteristici e storici villaggi della Campania.

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Guida sui borghi del Cilento

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Mario Esposito

Studente e lavoratore in ambito economico, è un inguaribile nostalgico di qualsiasi epoca che non sia la sua. Da quando ha scoperto il turismo sotto casa, lo si vede spesso aggirarsi per centri storici e parchi, lontano dal caos e dalla monotonia quotidiana. Con un libro, una birra e della buona musica è possibile addomesticarlo.

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